Un lead non è un cliente

Ogni settimana qualcuno mi mostra un foglio con i lead del mese. Il numero è bello. Poi chiedo: quanti di questi hanno firmato?

Silenzio. O: «ancora no, ma il funnel è pieno».

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Un lead non è un cliente. Nelle 270+ aziende con cui ho lavorato, questa è la confusione che brucia più budget. Ti fa sentire che il marketing “sta andando”. Poi a fine trimestre la cassa è la stessa.

Cosa conta, di preciso

Un form compilato è un contatto. Un contatto che ha il ruolo che firma e un problema che tu risolvi è un appuntamento qualificabile. Un appuntamento che si presenta, parla di soldi, e poi paga, è un cliente.

In mezzo ci sono tre cimiteri, tutti pieni di “lead”:

Se il report mescola i tre con chi paga, il CPC ti mente. Il CAC ti mente. L’agenzia ti dice che “il canale performa”.

Il test dei 30 secondi

Prendi gli ultimi 20 “lead”. Per ciascuno, una riga:

  1. Chi è (ruolo, azienda, dimensione).
  2. Ha un problema che tu risolvi, adesso?
  3. È arrivato a un appuntamento con chi firma?
  4. Ha pagato?

Se meno di 4 su 20 arrivano al punto 3, non hai un problema di volume. Hai un problema di chi stai chiamando, o di cosa prometti, o di entrambi. Aggiungere budget su quel form è benzina su un tubo staccato.

Lo so perché l’ho visto: aziende contente di 80 lead al mese e 2 clienti. Poi raddoppiano la spesa per arrivare a 160 lead e 3 clienti. Il costo per cliente sale. Il report festeggia.

Cosa cambio, in pratica

Non “qualifichiamo meglio in call”. Prima.

Questo è pre-marketing applicato al numero che ti tranquillizza. Non è un trucco di CRM.

Da dove parti

Questa settimana, non il prossimo trimestre: i 20 lead. Quattro colonne. Un’ora. Se il foglio fa male, è un buon segno. Significa che hai smesso di contare il rumore.

In call lo facciamo insieme, se vuoi. Senza impegno. Se ti serve un media buyer e non questo foglio, te lo dico.

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