Se domani cancellassero le fiere, chi ti porterebbe clienti?

C’è una domanda che faccio quasi sempre al primo incontro con un titolare industriale. La faccio a metà conversazione, quando abbiamo già parlato di fatturato, di stand e di catalogo.

«Se domani cancellassero tutte le fiere del tuo settore per dodici mesi, chi ti porterebbe clienti nuovi?»

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La prima reazione è un sorriso. «Non succederà.» Poi qualcuno si ricorda che nel 2020 è successo davvero, e il sorriso si spegne. Le fiere sono saltate, i viaggi pure, e tante aziende hanno passato mesi in apnea, aspettando che le cose tornassero normali.

In 15 anni e 270+ aziende la risposta onesta che sento più spesso è questa: «Nessuno. Vivremmo dei clienti che abbiamo.»

Non è una vergogna. È la situazione della maggior parte delle PMI industriali italiane. Ma è un rischio, e quasi nessuno l’ha mai misurato.

Non confondere la maggioranza con la sicurezza.

I clienti che hai non sono un piano

Quando dico «vivremmo dei clienti che abbiamo», sembra una risposta tranquilla. I clienti storici ricomprano, gli ordini ricorrenti arrivano, il fatturato regge.

Per un anno, forse. Poi i clienti storici fanno quello che fanno sempre: qualcuno chiude, qualcuno viene comprato da un gruppo che ha già i suoi fornitori, qualcuno cambia buyer, qualcuno sposta la produzione. Ogni anno una parte del portafoglio se ne va da sola, senza colpa di nessuno. Se non entrano clienti nuovi a sostituirla, il fatturato si restringe piano, e te ne accorgi tardi.

La domanda quindi non è se la fiera ti porta clienti. Te li porta, spesso. La domanda è: da quante porte entrano i tuoi clienti nuovi? Se la porta è una sola, e quella porta si apre quattro giorni l’anno in un padiglione, non sei tu a decidere quando entra il prossimo.

Il test dell’anno senza fiere

Non serve un consulente per farlo. Servono un’ora, il gestionale e qualcuno in azienda che si ricordi le storie.

Adesso guarda i numeri. La soglia che uso io è semplice.

Se più della metà dei clienti nuovi è nata in fiera, sei in apnea: la tua crescita dipende da un calendario che non decidi tu. Se nella colonna di sinistra hai meno di un cliente nuovo su cinque, non hai un motore commerciale. Hai fortuna, e la fortuna non si mette a budget. Se nella colonna «non so» ne hai più di qualcuno, il primo problema non è la fiera: è che nessuno in azienda registra da dove arrivano i clienti.

Il passaparola non è un canale

Quando facciamo il test insieme, la colonna di destra di solito è piena di passaparola. E il titolare è contento: «Vedi? Ci cercano perché lavoriamo bene.»

È vero, ed è un ottimo segnale sulla qualità. Ma il passaparola ha due difetti. Non lo puoi accendere quando ti serve, e non lo puoi indirizzare verso il cliente che vuoi tu. Ti porta i clienti che conoscono i tuoi clienti, nei tempi in cui capita. Se vuoi entrare in un settore nuovo o in un paese nuovo, il passaparola non ti ci porta.

Il passaparola è il premio per il lavoro fatto bene. Non è un modo per trovare clienti. Le due cose vanno tenute separate, altrimenti ti sembra di avere un sistema e hai solo una buona reputazione.

Cosa cambio, in pratica

La conclusione sbagliata del test è «allora tagliamo le fiere». No. La fiera, dentro un sistema, rende molto di più. Il punto è aggiungere una seconda porta, e poi una terza, che apri tu.

Cosa non fare

L’esercizio di questa settimana

Prenditi un’ora con il tuo commerciale o con chi segue le vendite. Lista dei clienti nuovi degli ultimi due anni, origine del primo contatto, riga sulle fiere, due colonne.

Poi guarda la colonna di sinistra e fatti la domanda di prima. Se domani le fiere sparissero per un anno, chi ti porterebbe clienti?

Se la risposta è «nessuno», non devi spaventarti. Devi aprire la prima porta questo mese, non quando il calendario fieristico ti costringerà a farlo.

Non confondere la maggioranza con la sicurezza.

Se vuoi, lo facciamo insieme in call: guardiamo da dove sono arrivati i tuoi clienti nuovi e scegliamo la prima porta da aprire. Senza impegno. E se le tue porte sono già più di una, te lo dico.

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