Quando il commerciale se ne va, i clienti vanno con lui — Erik Senesi

La telefonata arriva quasi sempre di lunedì. «Erik, Marco ci lascia. Va da un concorrente. Ha dato le dimissioni venerdì.»

Marco è in azienda da diciotto anni. Segue i clienti più importanti, conosce tutti per nome, sa chi decide davvero in ogni azienda e chi invece firma soltanto. Il titolare si fida di lui più che di chiunque altro. È, come mi dicono sempre, «il gioiello dell’azienda».

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Allora faccio la domanda che nessuno vuole sentire: «Se da domani Marco non c’è più, cosa sai tu dei suoi venti clienti più importanti?»

Silenzio. Poi: «Beh, c’è il gestionale. Gli ordini ci sono tutti.»

Gli ordini sì. Tutto il resto no.

In 15 anni e 270+ aziende questo è l’errore che ho visto fare più male, e che viene sottovalutato più di tutti. Non perché il commerciale se ne vada. Le persone se ne vanno, è normale. Ma perché quando se ne va, si porta via il database vero.

Quando il commerciale se ne va, i clienti vanno con lui.

Il database vero non è nel gestionale

Nel gestionale hai le fatture, i codici articolo, le quantità. È la storia di cosa hanno comprato i clienti. Quello che ti serve per continuare a vendergli, invece, è da un’altra parte.

Tutto questo, nella maggior parte delle PMI industriali, vive in tre posti: nella testa del commerciale, nel suo Excel personale e nella sua agenda. Nessuno dei tre è dell’azienda.

Cosa succede nei sei mesi dopo

Il giorno dopo le dimissioni sembra tutto uguale. Gli ordini ricorrenti continuano ad arrivare per inerzia. Il sostituto, o il titolare stesso, prende in mano i clienti con un elenco di ragioni sociali e qualche nota.

Poi la situazione si muove, piano. Alcuni clienti erano abituati a parlare con quella persona e faticano a parlare con un’altra. Altri rallentano gli ordini perché «non si è ancora capito chi è il referente». Altri ancora ricevono una telefonata da Marco, che adesso lavora per il concorrente, e che conosce il loro numero diretto meglio di te.

Quello che vedo, di solito, è che nei sei mesi successivi il fatturato di quei clienti cala tra il 30 e il 50%. Non per colpa del sostituto. Perché il sostituto parte da zero su relazioni costruite in vent’anni, e ci mette due o tre anni a ricostruirle. Quando ci riesce.

E la cosa peggiore è che nessuno lo vede arrivare. Non è una crisi che esplode. È un’erosione lenta: un ordine che salta qui, un cliente che non richiama là. Quando te ne accorgi davvero, è passato un anno.

Non è un problema di lealtà

La reazione istintiva del titolare è prendersela con il commerciale. «Dopo tutto quello che ho fatto per lui.» La capisco. Ma è la lettura sbagliata.

Il commerciale non ha rubato niente. Ha fatto il suo lavoro come gliel’avete lasciato fare per diciotto anni: tenendo tutto in testa, perché nessuno gli ha mai chiesto di metterlo da un’altra parte. Anzi, spesso il titolare era contento così. Marco «sa tutto», Marco «ci pensa lui». Era comodo.

Il problema è che un’azienda dove la conoscenza dei clienti vive nella testa di una sola persona è un’azienda fragile. Anche se quella persona è bravissima. Anche se non se ne andrà mai. Perché prima o poi va in pensione, si ammala, cambia vita. La domanda non è se succederà. È quanto ti costerà quando succede.

Non è il commerciale che ti tradisce. È il sistema che hai costruito.

Il test del lunedì mattina

Prima di sistemare qualsiasi cosa, fai questo test. Ci vuole un’ora.

Prendi i venti clienti più importanti del tuo commerciale più esperto. Per ognuno, senza chiedere niente a lui, prova a rispondere a cinque domande usando solo quello che è in azienda: gestionale, CRM se c’è, cartelle condivise, email aziendali.

Segna un punto per ogni risposta che trovi scritta da qualche parte. Il massimo è 100.

Se sei sopra 70, la conoscenza dei clienti è in buona parte dell’azienda. Tra 40 e 70, sei esposto: un’uscita ti costerebbe cara, ma sei in tempo. Sotto 40, quei clienti non sono dell’azienda. Sono del tuo commerciale, e li stai solo fatturando.

Come si porta il database dentro l’azienda

La soluzione non è comprare un software. Ho visto aziende spendere ventimila euro in un CRM e ritrovarsi, sei mesi dopo, con i commerciali che tengono il loro Excel personale e aggiornano il CRM a metà per far contento il capo. Il software senza una regola diventa un Excel con il logo.

Servono quattro cose, in quest’ordine.

Niente di questo è contro il commerciale. Anzi, i commerciali bravi di solito lo accolgono bene, quando capiscono che non è sfiducia: è protezione. Anche per loro, che finalmente possono andare in ferie senza che il telefono squilli ogni ora.

Cosa non fare

L’esercizio di questa settimana

Fai il test del lunedì mattina sul tuo commerciale più esperto. Da solo, senza dirglielo ancora. Un’ora, venti clienti, cinque domande, un punteggio.

Poi guarda il numero. Se è sotto 70, fissa la prima ora con lui per la settimana prossima e cominciate dai cinque clienti che valgono di più.

Non serve fare tutto subito. Serve cominciare prima che sia lui a dirti che se ne va.

Non è il commerciale che ti tradisce. È il sistema che hai costruito.

Se vuoi, lo guardiamo insieme in call: facciamo il test sui tuoi clienti principali e impostiamo la scheda e la regola per la tua rete commerciale. Senza impegno. E se la conoscenza dei tuoi clienti è già al sicuro, te lo dico.

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