Il tuo concorrente non è chi pensi — Erik Senesi

«I nostri concorrenti? Le multinazionali del settore.»

Lo sento spesso. Sala riunioni, titolare di una PMI industriale del Nord, braccia conserte. Poi chiedo al commerciale: «Quando il buyer è in dubbio, con chi vi mette a confronto — davvero?» Silenzio. O, peggio: «Con chiunque abbia un prezzo più basso.» In 15 anni e 270+ aziende ho imparato questo: il concorrente che immagini tu e quello che il buyer confronta con te, nel momento della decisione, raramente coincidono.

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Se ti posizioni contro il rivale sbagliato, ogni messaggio — sito, pitch, LinkedIn, stand — punta al bersaglio vuoto. E quando il buyer non trova il confronto che gli serve, scende sul prezzo. Sempre.

Il concorrente immaginato vs il concorrente reale

Il titolare pensa in alto: grandi brand, gruppi esteri, chi ha cataloghi e budget. È comprensibile — fa paura, dà un senso di scala. Ma il buyer, di solito, non sta decidendo tra te e Siemens. Sta decidendo tra te e tre alternative molto più vicine:

A volte compare un’altra tecnologia, un’altra architettura, un’altra logica di make-or-buy. Il punto non è la lista completa. È che il tuo posizionamento deve essere costruito contro chi il cliente confronta, non contro chi ti fa sentire piccolo o importante.

Cosa confronta davvero il buyer

Non confronta cataloghi. Confronta rischi. Consegna in tempo? Chi risponde alle 18:30 quando la linea è ferma? Chi ha già fatto esattamente il suo pezzo, nel suo settore, con la sua documentazione? Chi può spiegare in due frasi perché non è «uno dei tanti»?

Se tu racconti «qualità e tradizione» mentre lui sta pesando te contro il fornitore attuale che «funziona abbastanza», stai rispondendo a una domanda che nessuno ti ha fatto. Se attacchi le multinazionali mentre lui sta valutando un’altra officina a venti chilometri, stai litigando con un fantasma.

Posizionamento, nella terza delle quattro domande, non è «siamo migliori di tutti». È: su cosa siamo meglio del rivale reale, per il cliente target, in modo verificabile. Senza quella freccia, resti generico — e il generico perde contro chiunque abbia un listino più basso o una relazione già aperta.

Come mappare il rivale vero (non un workshop)

Non serve un’agenzia di competitive intelligence. Serve onestà e quattro fonti che già hai:

Poi una riga, scritta: «Il buyer ci confronta con X. Noi vinciamo su Y, con prova Z.» Se non riesci a scrivere X senza «le multinazionali», non hai ancora risposto alla terza domanda.

Esercizio di questa settimana

Prendi le ultime cinque trattative chiuse e le ultime cinque perse. Per ciascuna, una colonna: con chi ci hanno confrontato (azienda, import, in-house, o «nessuno — sono rimasti col vecchio»). Se compare più di tre volte lo stesso tipo di rivale, quello è il tuo concorrente reale. Riscrivi pitch e homepage contro di lui — non contro il brand che ti fa paura in fiera.

Controlla: se togli il tuo nome, il testo potrebbe stare anche sul sito dell’altra PMI del distretto? Se sì, non stai competendo. Stai descrivendo un’attività. E il buyer, senza criterio, sceglie sul prezzo.

In call lo facciamo insieme, se vuoi. Senza impegno. Se ti serve solo «un competitor analysis» pieno di loghi delle multinazionali che il buyer non sta considerando, te lo dico.

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