La fiera la fai da trent’anni. Il tuo buyer no. — Erik Senesi

«Quella fiera la facciamo da trent’anni. Nel nostro settore funziona così.»

Me lo dicono quasi sempre al primo incontro, e quasi sempre è vero. Quella fiera ha portato l’azienda fin qui. Non è un’invenzione, non è nostalgia: ci sono clienti in portafoglio da vent’anni che sono nati da una stretta di mano in quel padiglione.

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In 15 anni e 270+ aziende ho imparato a non contestare questa frase. Le faccio un’altra domanda: la persona che vent’anni fa ti ha stretto la mano, fra quanto va in pensione?

Di solito cala il silenzio. Perché la fiera la fai da trent’anni. Il tuo buyer no.

L’illusione della tradizione

Ci sono tre illusioni che tengono in piedi la fiera-dipendenza. Quella dell’attività: lo stand pieno ti stanca, e la stanchezza sembra lavoro. Quella della relazione: «i miei clienti vogliono guardarmi negli occhi». E quella della tradizione, che è la più difficile da smontare, perché si appoggia su una cosa vera: ha funzionato.

Il problema non è che la fiera abbia smesso di funzionare. È che è cambiata la persona dall’altra parte del tavolo. Il tuo portafoglio clienti si regge su rapporti costruiti con una generazione di buyer, responsabili acquisti e direttori tecnici che ti hanno conosciuto in fiera, in un’epoca in cui la fiera era il modo per scoprire che un fornitore esisteva.

Quelle persone, una alla volta, stanno uscendo. Vanno in pensione, cambiano ruolo, vengono sostituite dopo un’acquisizione. Al loro posto arriva qualcuno che la prima ricerca su un fornitore la fa su Google e LinkedIn, non nel padiglione. E che di te sa una cosa sola: che il suo predecessore ti comprava.

Il rischio che non vedi in bilancio

Il cambio di guardia non fa rumore. Non arriva una lettera che dice «da domani rivalutiamo i fornitori». Succede così: il buyer storico va in pensione a giugno, il nuovo arriva a settembre, a gennaio deve dimostrare al suo capo di aver fatto qualcosa. La cosa più facile da fare, per uno nuovo, è rimettere in gara i fornitori.

E quando rimette in gara, cerca. Apre il tuo sito, cerca il tuo commerciale su LinkedIn, guarda cosa trova del tuo concorrente. Il rapporto personale che avevi col suo predecessore non lo eredita. Eredita un nome in un gestionale e un prezzo da confrontare.

È per questo che lo chiamo un rischio di portafoglio. Non è un problema di nuovi clienti: è il rischio di perdere quelli che hai già, nel momento in cui chi ti conosceva non c’è più. E non lo vedi in nessun report, perché il fatturato di quel cliente resta lì, uguale, fino al giorno in cui non c’è più.

Il test del cambio di guardia

Ci vuole un pomeriggio, titolare e commerciale nella stessa stanza. Prendi i tuoi dieci clienti più importanti per fatturato e per ciascuno rispondi a quattro domande:

Se per meno di cinque clienti su dieci sai il nome del secondo, hai un portafoglio che dipende da persone che non controlli. Se la seconda persona non ti conosce quasi mai, il rischio non è teorico: è una data che non sai ancora.

Cosa fai, in pratica

La buona notizia è che il momento migliore per agire è adesso, mentre il buyer storico è ancora lì e si fida di te.

Nessuno di questi punti ti chiede di smettere di fare fiere. Ti chiede di smettere di pensare che basti perché ha sempre funzionato. La fiera resta uno strumento. La tradizione, da sola, non è un piano.

Da dove parti

Questa settimana fai il test sui dieci clienti. Quattro colonne, dieci righe, un pomeriggio. Se la colonna del secondo nome è vuota, hai appena trovato il rischio più grande del tuo fatturato dei prossimi cinque anni.

Se vuoi, lo guardiamo insieme in call: prendiamo la tua lista e decidiamo da quali clienti partire e chi farti presentare per primo. Senza impegno. E se il tuo portafoglio è già coperto bene, te lo dico.

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